Sabato, 29 Agosto 2020 16:22

Considerazioni

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ALCUNE CONSIDERAZIONI EPISTEMOLOGICHE

 

Una prima considerazione riguarda la filosofia scientifica che ha prevalso nella spettacolare evoluzione delle teorie, delle rappresentazioni e dei modelli della scienza contemporanea. Mi sembra che l’“astrazione” abbia dominato lo scenario a partire, per fare un esempio, dall’equazione d’onda di Schroedinger. Allo stesso tempo modelli logico astratti come il gene sono stati “materializzati” in strutture molecolari “informazionali” (gli acidi nucleici) capaci di immagazzinare informazioni soggette ad errori di varia natura che sono all’origine dell’evoluzione, trascritte e tradotte in altre strutture “informazionali”, le proteine, che presiedono i processi fondamentali della vita.

 

Immaginazione ed astrazione quindi sembrano all’origine di modelli che diventano “realistici” per effetto di un “materialismo scientifico razionale”, inevitabilmente “riduzionista” ed esente da derive metafisiche.

Priorità della progettualità teorica anche nell’esperimento rispetto ad un empirismo dissipativo nei confronti delle conoscenze accumulate. La “rappresentazione” delle strutture e dei fenomeni naturali che non ne esclude la “descrizione” come ad esempio nella geometria frattale, ma non si identifica necessariamente con questa.

Sempre più efficace l’adozione di approcci interdisciplinari per affrontare ad esempio i grandi problemi della Biologia e della Cosmologia, non più discipline specialistiche. Anche se lo “specialismo” si rivela ancora utile ed inevitabile specialmente nella traduzione delle conoscenze scientifiche in “progetti tecnologici”.

Sempre più dominante però, anche se non adeguatamente riconosciuti, invece i ruoli di discipline “trans-disciplinari” come la matematica, artefice delle più importanti rivoluzioni scientifiche della fisica (da Galileo a Newton, Einstein, Schroedinger…) e la chimica moderna.

Non è più possibile comprendere un modello biologico, geologico, astrofisico senza far ricorso a concetti matematici o chimici oltre ovviamente a principi e leggi fisiche, senza con ciò aderire ad un “fisicalismo” totalizzante, talvolta sterile. Fondamentale appare inoltre il ruolo di un “estetismo scientifico” che accoppiato a rigore e razionalità esercita una crescente influenza nella formulazione di teorie, modelli e rappresentazioni scientifiche oltre che nella stessa comunicazione scientifica.

Per quanto riguarda i complessi legami, talvolta solo analogici, tra scienza e arte, mi sembra che il concetto di “rappresentazione” possa eliminare o attenuare apparenti o autentiche dicotomie soprattutto da un punto di vista filosofico che non richiede necessariamente entità metafisiche.

Vorrei illustrare questa mia convinzione con un caso abbastanza emblematico.

Consideriamo i celebri “solidi platonici”, forme geometriche poliedriche caratterizzate da elevata regolarità e simmetria (oggi rigorosamente definibile). Il tetraedro, l’ottaedro, il cubo, l’icosaedro, il pentagonododecaedro, che obbediscono alla fondamentale equazione di Cartesio-Eulero:

V – E + F = 2

Dove V denota il numero di vertici, E il numero di spigoli e F il numero di facce.

Queste forme esteticamente molto attraenti che sembrano generate da una geometria astratta sono state trovate con metodi sperimentalmente obiettivi in strutture chimiche e strutture biologiche.

Il tetraedro ad esempio è l’elemento fondamentale della chimica organica strutturale moderna e della chimica inorganica strutturale dei silicati (come il quarzo) mentre l’icosaedro è una struttura comune fra gli involucri proteici (i capsidi) di “virus sferici”.

"I virus hanno inventato i poliedri prima di Platone" affermava Jacques Monod.

Strutture poliedriche anche più complesse sono inoltre formate da molecole d’acqua molto diverse dalla struttura del ghiaccio dove è ancora dominante il tetraedro. Tali poliedri caratterizzano i “cristalli idrati” nei quali molecole “idrofobe”, come ad esempio il metano, il butano, etc …, vengono “ingabbiate” in poliedri spesso condensati. Simili configurazioni sono con ogni probabilità presenti nei “gomitoli statistici” che si formano in soluzioni acquose di proteine globulari “denaturate”, cioè disordinate. Le catene laterali degli amminoacidi idrofobi vengono apparentemente ingabbiate in poliedri di acqua come le molecole di metano, butano, etc… nei “cristalli idrati”.

Sorge il quesito: come è possibile che le strutture poliedriche esteticamente affascinanti che sembrano partorite dalla mente “astratta” di filosofi greci e di matematici, siano presenti in sistemi naturali e spesso anche sintetici.

Piuttosto che indulgere in spiegazioni metafisiche, mi sembra che la risposta più logica e razionale, anche se non intuitiva, a questo quesito sia la seguente. Le strutture poliedriche sono strutture termodinamicamente stabili dotate di “unicità” (associata al fascino estetico).La loro stabilità termodinamica spiega la loro ampia diffusione in sistemi inorganici e organici (si formano spontaneamente in condizioni chimico-fisiche appropriate). L’osservazione di alcune di queste strutture poliedriche come ad esempio i cristalli cubici del salgemma o i pentanododecaedri del solfuro di ferro (pirite) molto diffuso in regioni vulcaniche (come ad esempio nella Magna Grecia) esercitarono una forte suggestione estetica e stimolarono la vocazione astratta dei filosofi greci e dei matematici che li teorizzarono e generalizzarono. Così come la simmetria di molte configurazioni naturali ha stimolato forse la fantasia e la produzione di un’arte decorativa dominante ad esempio nella cultura araba trapiantata poi in Spagna (L'Alambra). D’accordo con Gombrich, queste forme simmetriche sono state privilegiate e lo sono tuttora da fattori psicologici.

Strutture temporali autoorganizzate come quelle “dissipative” o fenomeni ritmici possono presentare una notevole attrazione estetica sia nella scienza che nell’arte (come ad esempio i ritmi musicali anche se non associati a vere strutture musicali, che sono alla base della danza.). Anche configurazioni temporali “caotiche” prive sia di ordine che di regolarità sembrano oggi attrarre non solo l’interesse una volta limitato di scienziati, a causa della elevata complessità, ma anche di artisti che cercano di renderli fruibili. D’altra parte non si può negare che un fuoco d’artificio o un mare in burrasca abbiano sempre esercitato notevoli suggestioni estetiche.

Solo col passare del tempo si potrà stabilire se il “caos” nell’arte sia una “moda effimera” o una promettente “rivoluzione artistica” anche questa influenzata dalle rappresentazioni e dai modelli della scienza.

 

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