Max Peruz

Max Perutz: la mia vita con le molecole viventi, gli inizi di una rivoluzione scientifica.

Max Perutz è uno degli uomini a cui si devono la nascita e lo spettacolare sviluppo della biologia molecolare. Nato a Vienna nel 1914 e diplomatosi nel 1936, si trasferì nel 1937 a Cambridge dove fonda nel 1947 la “Medical research council unit of molecular biology” insieme a Jhon Kendrew con il quale condivise il premio nobel per la chimica per i loro studi sulla struttura di proteine globulari (al mioglobina e l’emoglobina).

L’inizio della mia collaborazione con Max Perutz nel 1950 fu puramente casuale. Menetere mi trovavo negli stati uniti con una borsa UNESCO presso il “Polymer istitute” diretto da H. Mark, di cui anche Max era stato allievo a Vienna, riuscii a cristallizare l’emoglobina (s) (presente nei globuli rossi di individui affetti da “anemia a cellule falciformi” e ad effettuare alcuni spettri di diffrazione). Un fondamentale lavoro di L.C. Pauling e H.Itano aveva a quel tempo sollevato un enorme interesse per l’emoglobina anomala associata a questa malattia definita da questi autori per la prima volta una “malattia molecolare”. Questo lavoro aveva indotto Perutz a studiare a Cambridge insieme al biologo Mitchison la solubilità anomala di questa molecola allo stato ridotto a sostegno dell’ipotesi che il fenomeno del “sickling”, cioè la formulazione di globuli rossi a forma di di falce nel sangue venoso, fosse associata ad un fenomeno di cristallizzazione.

F.Einrich, un chimico-fisico viennese nel cui laboratorio lavoravo a New York, vecchio amico e compagno di studi Max, gli aveva comunicatoi nostri risultati e questo ultimo mi aveva invitato a Cambridge a lavorare coon lui su questo affascinante problema.

Rimasi subito colpito dalla genialità, dalla semplicità e dal grande senso di amicizia di Max Perutz. Rimasi soprattutto ammirato dal suo coraggio e dalla sua tenacia quando mi resi conto del progetto che egli intendeva portare avanti, molto al di là del nostro problema, e che a quei tempi sembrava “folle” secondo il parere dei maggiori esperti fisico-matematici della diffrazione a raggi X: stabilire la struttura molecolare dell’emoglobina mediante diffrazione dei raggi X.

Max Perutz aveva iniziato le sue ricerche con il coseguimento del dottorato di ricerca con il cristallografo J.D. Bernal che egli così descrive nel suo articolo: ” un bell’uomo irlandese……….un comunista, nel mezzo dell’establishment conservatore di Rutherford al “Cavendish Laboratory”, un “angry young man” ancora a 36 anni, ed un genio ispiratore per i suoi studenti. Egli aveva una fede da visionario nel potere della diffrazione a raggi X per risolvere la struttura delle molecole grandi e complesse come gli enzimi e i virus in un periodo in cui la struttura del comune zucchero erra ancora sconosciuta, ed era convinto che la conoscenza della struttura delle molecole biologiche ci avrebbe condotto a comprendere la loro funzione. Lavisione di Bernal, continua perutz nel suo articolo, si verificò giusta nel 1953 quando0 la struttura della doppia elica di Watson e Crick (uno dei membri dell’esiguo gruppo di cui parlavo) immediatamente suggerì come la sua sequenza di basi nucleotidiche, che contiene la informazione genetica, si possa autoreplicare.

Effettivamente la genialità di J.D. Bernal meriterebbeun lungo discorso e non solo per l’enorme influenza che egli ebbe sulla nascita della biologia molecolare. Egli fu allo stesso tempo uno dei primi fisici a indicare l’approccio corretto per la soluzione dei grandi problemi della biologia ed uno dei primi scienziati anti fascisti di grande livello ad impegnarsi civilmente in grandi battaglie politiche. Lo conobbi per la prima volta nel 1948, e questa volta non casualmente, perchè subito dopo il conseguimento della mia laurea andai a trovarlo con una lettera di presentazione di G.Giacomello che aveva lavorato con lui a cambridge prima della seconda guerra.

Subii immediatemente l’immenso fascino di questo personaggio quando mi ricevette nel suo piccolo studio del Birbeck college di Londra, mentre non riuscivo a distrarre la mia attenzione dalla grande carta geografica della Cina piena di bandierine che tracciavano la “lunga marcia”. Da Bernal e dallo stesso Bragg, Max Perutz ha ottenuto il continuo sostegno per la sua impresa.

Come si sa, un autentica ricerca non ha nè un inizio ben determinato, nè una conclusione definitiva e forse i più grandi progressi sulla struttura dell’emoglobina sono stati da lui conseguiti dopo l’assegnazione del premio nobel. Quando però egli raggiunse i primi indiscutibili successi ne rimasi profondamente emozioinato, e non tanto perchè avessi anche io come altri collaborato con lui o per la grande amicizia che ci lega., ma perchè mi sembrava giusto che il suo coraggio, la sua fatica, la sua immensa dedizione alla scienza fossero ripagati dalla soddisfazione di aver promosso una grande avanzata sul fronte della conoscenza, e non solo scientifica.

Gli inizi

20 aprile 1977

F.Einrich, un chimico-fisico viennese nel cui laboratorio lavoravo a New York, vecchio amico e compagno di studi Max, gli aveva comunicatoi nostri risultati e questo ultimo mi aveva invitato a Cambridge a lavorare coon lui su questo affascinante problema.

Rimasi subito colpito dalla genialità, dalla semplicità e dal grande senso di amicizia di Max Perutz. Rimasi soprattutto ammirato dal suo coraggio e dalla sua tenacia quando mi resi conto del progetto che egli intendeva portare avanti, molto al di là del nostro problema, e che a quei tempi sembrava “folle” secondo il parere dei maggiori esperti fisico-matematici della diffrazione a raggi X: stabilire la struttura molecolare dell’emoglobina mediante diffrazione dei raggi X.

Max Perutz aveva iniziato le sue ricerche con il coseguimento del dottorato di ricerca con il cristallografo J.D. Bernal che egli così descrive nel suo articolo: ” un bell’uomo irlandese……….un comunista, nel mezzo dell’establishment conservatore di Rutherford al “Cavendish Laboratory”, un “angry young man” ancora a 36 anni, ed un genio ispiratore per i suoi studenti. Egli aveva una fede da visionario nel potere della diffrazione a raggi X per risolvere la struttura delle molecole grandi e complesse come gli enzimi e i virus in un periodo in cui la struttura del comune zucchero erra ancora sconosciuta, ed era convinto che la conoscenza della struttura delle molecole biologiche ci avrebbe condotto a comprendere la loro funzione. Lavisione di Bernal, continua perutz nel suo articolo, si verificò giusta nel 1953 quando0 la struttura della doppia elica di Watson e Crick (uno dei membri dell’esiguo gruppo di cui parlavo) immediatamente suggerì come la sua sequenza di basi nucleotidiche, che contiene la informazione genetica, si possa autoreplicare.

Effettivamente la genialità di J.D. Bernal meriterebbeun lungo discorso e non solo per l’enorme influenza che egli ebbe sulla nascita della biologia molecolare. Egli fu allo stesso tempo uno dei primi fisici a indicare l’approccio corretto per la soluzione dei grandi problemi della biologia ed uno dei primi scienziati anti fascisti di grande livello ad impegnarsi civilmente in grandi battaglie politiche. Lo conobbi per la prima volta nel 1948, e questa volta non casualmente, perchè subito dopo il conseguimento della mia laurea andai a trovarlo con una lettera di presentazione di G.Giacomello che aveva lavorato con lui a cambridge prima della seconda guerra.

Subii immediatemente l’immenso fascino di questo personaggio quando mi ricevette nel suo piccolo studio del Birbeck college di Londra, mentre non riuscivo a distrarre la mia attenzione dalla grande carta geografica della Cina piena di bandierine che tracciavano la “lunga marcia”. Da Bernal e dallo stesso Bragg, Max Perutz ha ottenuto il continuo sostegno per la sua impresa.

Come si sa, un autentica ricerca non ha nè un inizio ben determinato, nè una conclusione definitiva e forse i più grandi progressi sulla struttura dell’emoglobina sono stati da lui conseguiti dopo l’assegnazione del premio nobel. Quando però egli raggiunse i primi indiscutibili successi ne rimasi profondamente emozioinato, e non tanto perchè avessi anche io come altri collaborato con lui o per la grande amicizia che ci lega., ma perchè mi sembrava giusto che il suo coraggio, la sua fatica, la sua immensa dedizione alla scienza fossero ripagati dalla soddisfazione di aver promosso una grande avanzata sul fronte della conoscenza, e non solo scientifica.

(Gli inizi di una rivoluzione scientifica)

20 aprile 1977